Il mondo è cambiato, certamente. Oggi in tanti “decantano” la vittoria del capitalismo. Certo, i regimi del “socialismo reale” presentavano molti difetti, sul piano delle libertà civili individuali. Sulle loro contraddizioni sono progressivamente implosi e infine crollati.
Ma quei regimi avevano in varia misura cercato di dare soluzione a tanti problemi sociali. Portarono nel XX secolo paesi arretrati. Garantirono lavoro, abitazione e protezione sociale all’intera popolazione. Salvo alcune eccezioni, promossero una effettiva parità dei sessi.
Oggi in quegli stessi paesi i problemi sociali, anche in questo caso con qualche eccezione, sono gravi. Tassi di disoccupazione, di alcolismo, di criminalità elevati. Profonde disparità tra minoranze ricchissime (spesso conniventi o addirittura appartenenti alla delinquenza organizzata) ed una stragrande maggioranza con pesanti difficoltà economiche e sociali.
La situazione delle donne è in larga parte peggiorata, i loro diritti sono di fatto diminuiti.
Ecco perché chi, come noi, si richiama alla tradizione del comunismo italiano, se da una parte non ha fatica a riconoscere il valore storico e simbolico della caduta del muro di Berlino, e non disconosce certo il valore delle libertà civili, politiche e di espressione, dall’altra non vede alcun motivo per non continuare a sostenere la causa delle classi popolari, di chi non dispone di potere ma ha grandi, grandissimi bisogni, anzi diritti, largamente disattesi.
